
I paesi più tassati al mondo non si distinguono solo per il loro tasso marginale di imposta sul reddito. La pressione fiscale rispetto al PIL rimane il miglior indicatore aggregato per confrontare i sistemi fiscali. Secondo i dati OCSE 2025, il rapporto medio delle entrate fiscali ha raggiunto il 34,1 % del PIL nel 2024, un record storico. Questa classifica fiscale internazionale si basa su questo rapporto, completato dai tassi di imposizione sul reddito, sulle società e sull’IVA.
1. Danimarca

La Danimarca mostra un rapporto entrate fiscali/PIL del 45,2 %, il più alto dell’OCSE nel 2024. Il tasso marginale superiore di imposta sul reddito supera la soglia simbolica che la maggior parte dei paesi non raggiunge, con un sistema in cui i contributi sociali sono quasi inesistenti, poiché quasi tutta la finanziamento della protezione sociale passa attraverso l’imposta sul reddito e l’IVA.
Questo modello danese si basa su una base fiscale molto ampia. L’IVA si applica a un tasso unico senza tasso ridotto settoriale. Notiamo che questa struttura, spesso poco conosciuta, spiega perché la Danimarca supera la Francia nonostante un tasso marginale di IR a volte percepito come comparabile.
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2. Francia

Seconda nella classifica OCSE con un rapporto del 43,5 % del PIL, la Francia si distingue per il peso delle contribuzioni sociali obbligatorie. A differenza della Danimarca, la protezione sociale francese si basa massicciamente su prelievi basati sui salari, il che aumenta il costo del lavoro senza necessariamente tradursi in un tasso di IR marginale estremo.
La pressione fiscale raggiunge il 45,3 % secondo alcune misure che includono i prelievi locali, la Francia oscilla tra il primo e il secondo posto a seconda della metodologia adottata. Altra particolarità: a partire da settembre 2025, il tasso individualizzato di prelievo alla fonte diventa il parametro predefinito per le coppie sposate o unite civilmente.
3. Austria

L’Austria si posiziona al 43,4 % del PIL in entrate fiscali, subito dietro la Francia. Il sistema austriaco combina un’imposta sul reddito progressiva a scaglioni elevati e contributi sociali significativi a carico dei datori di lavoro. Il tasso d’imposta sulle società è stato ridotto negli ultimi anni, ma questa diminuzione è ampiamente compensata dalla tassazione sulle persone fisiche.
4. Italia

Con il 42,8 % del PIL, l’Italia completa il quartetto europeo di testa. Il sistema fiscale italiano sovrappone imposta nazionale sul reddito (IRPEF), addizionali regionali e comunali. La IVA al 22 % sul tasso normale contribuisce significativamente alle entrate, mentre l’economia sommersa riduce la base reale e concentra il carico sui contribuenti dichiarati.
5. Belgio

Il Belgio raggiunge il 42,6 % del PIL in prelievi. Il paese è regolarmente citato per il suo cuneo fiscale sul lavoro tra i più alti al mondo. Un lavoratore belga sostiene contributi sociali personali e a carico del datore di lavoro che, sommati all’IR progressivo, creano un divario considerevole tra costo per il datore di lavoro e stipendio netto.
La tassazione sui redditi da capitale rimane invece più moderata rispetto ad altri paesi della top 5, con l’assenza di imposta sulle plusvalenze mobiliari per i privati nella maggior parte dei casi.
6. Finlandia

La Finlandia applica un sistema di imposizione duale: i redditi da lavoro sono tassati secondo una scala progressiva nazionale a cui si aggiungono imposte municipali, mentre i redditi da capitale sono soggetti a un tasso proporzionale. Il rapporto entrate/PIL colloca la Finlandia nel gruppo scandinavo, subito dopo il Belgio.
7. Svezia

La Svezia combina un’imposta municipale sul reddito (prelevata dai comuni) e un’imposta statale sui redditi elevati. I contributi a carico dei datori di lavoro sono elevati. Il modello svedese illustra un tratto comune ai paesi nordici: una fiscalità ampia ma sostenuta da servizi pubblici estesi (sanità, istruzione, pensioni).
8. Germania

La Germania mostra un rapporto del 38 % del PIL, in calo rispetto al blocco franco-scandinavo. Il sistema federale distribuisce le entrate tra Bund, Länder e comuni. L’imposta sul reddito è progressiva con un tasso marginale superiore significativo, ma la struttura federale crea disparità nel carico fiscale a seconda del Land di residenza.
L’imposta sulle società (Körperschaftsteuer) si aggiunge a una tassa professionale comunale (Gewerbesteuer), il che porta il tasso effettivo combinato sopra la media europea.
9. Ungheria

L’Ungheria adotta un approccio radicalmente diverso con una flat tax sul reddito delle persone fisiche. La pressione fiscale totale rispetto al PIL rimane elevata a causa di un’IVA tra le più alte al mondo. Questo tasso di IVA, combinato con tasse settoriali specifiche (banche, telecomunicazioni, grande distribuzione), mantiene l’Ungheria nella parte alta della classifica nonostante un IR nominale moderato.
10. Slovenia

La Slovenia cumula una scala di IR progressivo a più scaglioni e contributi sociali elevati, sia salariali che a carico dei datori di lavoro. Per un’economia di queste dimensioni, il rapporto entrate/PIL la colloca tra i paesi europei più esigenti fiscalmente, spesso ignorata nelle classifiche di massa.
11. Giappone

Il Giappone si trova su una traiettoria di aumento continuo della sua pressione fiscale. Il paese combina imposta nazionale sul reddito, imposta locale sui residenti, contributi sociali crescenti legati all’invecchiamento demografico, e una tassa sui consumi aumentata più volte negli ultimi anni. La tassazione delle società, un tempo tra le più elevate in Asia, è stata progressivamente ridotta per rimanere competitiva.
12. Serbia

La Serbia applica una flat tax sui redditi, ma i contributi sociali obbligatori (salute, pensione, disoccupazione) gravano fortemente sul carico totale. Questo paese illustra un comune tranello delle classifiche: un tasso di IR basso non significa una tassazione globale bassa quando i contributi sociali prendono il sopravvento.
13. Portogallo

Il Portogallo ha a lungo attratto gli espatriati con il regime dei residenti non abituali. Ma la tassazione standard portoghese rimane pesante: una scala di IR progressivo a più scaglioni, contributi sociali per i lavoratori autonomi, e un’IVA al tasso normale tra i più elevati dell’Europa meridionale. Il regime speciale per gli espatriati è stato ristretto, e il carico fiscale reale dei nuovi residenti si avvicina ora alla media alta europea.
14. Stati Uniti

Il rapporto entrate/PIL americano rimane ben al di sotto della media OCSE, ma il sistema federale sovrappone imposta federale, imposta statale e talvolta imposta municipale. In stati come la California o New York, il tasso marginale combinato sui redditi elevati compete con i livelli europei.
- L’assenza di IVA federale è compensata da sales taxes statali che variano notevolmente da un territorio all’altro
- I contributi sociali (Social Security, Medicare) sono limitati, il che riduce la progressività del sistema sui redditi molto elevati
- La tassazione delle società ha subito riduzioni significative, ma continuano le discussioni su un’imposta minima sulle grandi fortune a livello statale
15. Norvegia

La Norvegia chiude questa classifica con una particolarità: i redditi petroliferi del fondo sovrano riducono la dipendenza dalle entrate fiscali tradizionali, ma la pressione fiscale su famiglie e imprese rimane elevata. Il sistema combina un’imposta sul reddito a due livelli, una tassa sulla ricchezza netta (a differenza della maggior parte dei paesi OCSE che l’hanno abolita) e contributi sociali.
Questa classifica dei paesi più tassati al mondo mostra che il carico fiscale reale dipende meno dal tasso di IR dichiarato che dalla combinazione tra contributi sociali, IVA e tassazione locale. I paesi nordici dominano la classifica, ma con architetture fiscali molto diverse tra loro.